Chi siamo
Il Festival della Letteratura Indipendente di Pomigliano d’Arco nasce da un gesto semplice e necessario: l’incontro. Tre persone – due librai e un blogger – si riconoscono nello stesso amore ostinato per i libri, in quella fede silenziosa che spinge a credere che le parole, se condivise, possano ancora cambiare lo sguardo su un luogo e su chi lo abita. Maria Carmela Polisi di Mio nonno è Michelangelo, Ciro Marino della Wojtek Libreria e Fabio D’Angelo di Una banda di cefali danno forma a questo desiderio, che nel tempo trova nella direzione artistica di Eduardo Savarese una voce capace di ascolto e visione.
Intorno a quel primo nucleo, come accade alle storie che meritano di essere raccontate, si raccoglie una comunità. Michele Fornaro, Fabiana Cuofano, Marina Longo ed Emiliano Peguiron entrano nel cammino, e FLIP diventa più di un acronimo: una parola che passa di bocca in bocca, che appartiene ai bambini e agli adulti, un segno riconoscibile di chi crede nella letteratura indipendente come atto di resistenza e di cura.
Il festival
A Pomigliano d’Arco arrivano voci da lontano e da vicino. Autrici e autori, illustratori, editori, critici, librai: figure diverse che compongono la stessa filiera fragile e necessaria. I loro incontri abitano giardini, parchi, spazi verdi, polmoni della città in cui le parole trovano aria e silenzio. Qui i libri non vengono esibiti, ma attraversati; non spiegati, ma condivisi, in un dialogo vero con la comunità dei lettori.
Per alcuni giorni la città cambia ritmo. Diventa un luogo di passaggio e di sosta, di ascolto e di confronto. Un fine settimana fitto di incontri, presentazioni, dibattiti, tavole rotonde, in cui chiunque può prendere parola e sentirsi parte di un racconto più grande. Perché FLIP è questo, prima di tutto: un cammino comune, una trama di relazioni, la convinzione che la letteratura, quando trova un luogo disposto ad accoglierla, sappia ancora creare comunità e futuro.
Il Luogo - Palazzo Salerno - Lancellotti di Durazzo
Il Palazzo Lancellotti di Durazzo sorge a Casalnuovo di Napoli, dove Bartolo Rendina fondò il feudo di Licignano nel 1534. Nato come masseria fortificata per la lavorazione dei prodotti agricoli, fu trasformato nel vero e proprio palazzo baronale nel 1780, per volere del duca Gennaro Maria Salerno e su progetto dell’architetto Salvatore Lanzetta. Passato nell’Ottocento alle famiglie del Balzo di Presenzano, Anfora e infine Lancellotti Durazzo, l’edificio — caratterizzato da una corte aperta, un giardino murato con belvedere e un’imponente facciata barocca in piperno lunga circa 40 metri — ha attraversato un lungo periodo di declino dopo l’Unità d’Italia. Un intervento di restauro ne ha oggi recuperato la struttura, trasformandolo in un polo dedicato a cultura, arte e artigianato, sede della Fondazione Lancellotti.